Al via il 46° corso base di AVULSS nel Mantovano

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Oggi, 3 ottobre 2026, presso la sala teatro della Casa del Sole di San Silvestro (Curtatone), inizia il corso base di formazione per il volontariato socio-sanitario organizzato dalla nostra associazione AVULSS Mantovana ODV, fondata il 26 febbraio 2005 a Mantova (Associazione per il volontariato nelle unità locali socio-sanitarie).

Con questo corso, sono 46 i corsi base AVULSS realizzati sul territorio mantovano a partire dal 1981: il primo corso fu realizzato a Bozzolo il 7 febbraio 1981.

La nostra associazione aderisce alla Federazione AVULSS nazionale, creata e fondata nel 1979 da don Giacomo Luzietti, un sacerdote marchigiano, e attualmente con sede a Saronno (Varese).

Per i saluti istituzionali sono intervenuti:

  • il presidente della Provincia e sindaco del Comune di Curtatone, dr. Carlo Bottani;
  • l’assessore ai Servizi sociali del Comune di Curtatone, dr.ssa Angela Giovannini;
  • il presidente di Casa del Sole, dr. Emanuele Torelli;
  • in videocollegamento, il presidente della Federazione nazionale AVULSS, dr. Alberto Lonardi.

Introduzione al corso - dr. Adriano Savioli, Presidente di Avulss Mantovana

Vedendovi qui oggi, la prima parola che mi sento il bisogno di dirvi è «grazie»!

Avete scelto di dedicare il vostro tempo a un percorso di formazione che ha come obiettivo la disponibilità ad aiutare chi si trova in difficoltà e chi si trova in una situazione di fragilità.

In una società che spesso corre troppo veloce e tende a guardare altrove, voi avete deciso di fermarvi, fare un passo avanti e prestare attenzione alle persone: questa non è mai una scelta banale, ma è una scelta di coraggio (etimologia della parola coraggio: avere il cuore come sede dei sentimenti).

Tuttavia, per fare del bene, e farlo bene nel settore sociosanitario, le buone intenzioni, da sole, non sono sufficienti.

Permettetemi questa metafora: l’empatia e il desiderio di aiutare gli altri sono il motore indispensabile del volontariato, ma la formazione e la competenza sono il volante che ci permettono di non sbandare.

AVULSS da sempre ha presente questa «conditio sine qua non» e, infatti, il corso base è previsto dallo Statuto della nostra Federazione nazionale ed è prevista la figura della responsabile culturale (per AVULSS Mantovana è la dr.ssa Paola Aleotti).

Il corso di formazione è essenziale per tre motivi fondamentali:

  1. È importante sapere come muoversi, cosa dire e, soprattutto, cosa non fare, per dare sicurezza e rispetto a persone che si trovano in una condizione di vulnerabilità.
  2. Il dolore e la sofferenza possono diventare enormi carichi emotivi. La formazione può iniziare a fornire gli strumenti per gestire queste emozioni, per stabilire confini sani, per evitare di «bruciarsi», permettendo di essere una risorsa costante nel tempo.
  3. Acquisire la forma mentale per muoversi come parte di una squadra, integrando il proprio lavoro prezioso con quello degli altri volontari e con quello dei professionisti sanitari e sociali.

Viviamo in un’epoca straordinaria, dominata dalla tecnologia. Sentiamo parlare ogni giorno di intelligenza artificiale, e sembra quasi che gli algoritmi possano risolvere ogni problema, ottimizzare ogni processo, curare ogni inefficienza.

Nel maggio scorso abbiamo organizzato un webinar sull’intelligenza artificiale.

È chiaro e inevitabile che la tecnologia è e sarà sempre di più un alleato prezioso, anche e soprattutto negli ospedali e nelle strutture di cura: aiuta nelle diagnosi, organizza i turni, elabora moli di dati impensabili per la mente umana.

Altresì, vi è anche una verità profonda che nessuna macchina potrà mai cambiare: non tutto si riduce all’uso dell’intelligenza artificiale. Il dolore, la paura, la solitudine non sono dati da elaborare, ma sono esperienze da attraversare.

Un programma può gestire in modo impeccabile i posti letto di un reparto, ma non saprà mai stringere la mano di una persona anziana.

Un algoritmo non sa decifrare il silenzio di una persona che ha appena ricevuto una brutta notizia, non può restituire il calore di un sorriso, né può offrire quello sguardo di pura e semplice presenza umana.

Nel volontariato sociosanitario, il volontario è esattamente questo: l’insostituibile presenza umana e ciò che la tecnologia non potrà mai essere.

Abbiamo la necessità della gentilezza, che non fa rima con debolezza ma con fermezza.

La parola gentilezza viene dal latino *gentilis*, che significa appartenente a una *gens* (la stirpe, la grande famiglia o il clan dell’antica Roma). All’inizio indicava la nobiltà di sangue e di nascita, non il buon cuore.

Nel Medioevo il termine cambia grazie ai poeti dello Stilnovo e a Dante. La gentilezza non è più legata solo al cognome o ai soldi, ma diventa nobiltà d’animo, purezza di cuore e virtù interiore.

Voglio leggervi un messaggio estratto da un articolo di Francesco Caio, Maurizio Ferraris (filosofo), pubblicato dal *Corriere della Sera* il 21 luglio 2026, sempre a riguardo dell’intelligenza artificiale:

Poniamoci allora un interrogativo semplice e radicale: da dove nasce il valore sul quale prospera l’intelligenza artificiale?

La risposta più comune indica gli algoritmi, la potenza di calcolo e le piattaforme digitali.

È una registrazione delle tracce che gli esseri umani generano vivendo.

Ogni giorno miliardi di persone producono dati non solo lavorando, ma anche parlando, scrivendo, guardando, comprando, viaggiando, studiando, ricordando, desiderando e perdendo tempo.

Perfino il tempo perduto è tempo ritrovato per le piattaforme, che lo trasformano in dato. Mezza verità.

Gli algoritmi non creano la ricchezza che elaborano. La loro materia prima è costituita dalla registrazione delle tracce che gli esseri umani generano vivendo.

Occorre cioè un Webfare, un welfare digitale (significa benessere).

Come il welfare nacque quando il salario non bastò più a ridistribuire la ricchezza della società industriale, così oggi occorre costruire non un’alternativa al mercato, ma la sua evoluzione e umanizzazione. È il compito scientifico e politico del progetto «Webfare», sviluppato nell’ambito di Scienza Nuova (Università e Politecnico di Torino), sostenuto dal Fondo Italiano per la Scienza Applicata.

Oggi siamo chiamati a riconoscere che la vita degli esseri umani è la prima fonte di valore non solo in teoria, ma in pratica.

La sfida politica dell’AI non è fermare la tecnologia, ma mettere al servizio dell’umanità il patrimonio che essa stessa genera.

Se il secolo scorso ci ha insegnato la dignità del lavoro, il nostro ci chiede di riconoscere fino in fondo la magnifica dignità dell’umano e di tradurla in nuove istituzioni, nuovi diritti e nuove forme di solidarietà.

Come è scritto nell’enciclica di papa Leone «Magnifica Humanitas», non si tratta di combattere l’intelligenza artificiale, ma siamo chiamati a renderla uno strumento al servizio dell’uomo.

È importante sottolineare che tutti siamo chiamati a prenderci una responsabilità: ecco l’importanza della formazione per non abdicare le decisioni agli altri, con il rischio che questo rappresenti la via maestra per la scomparsa della democrazia.

Questo corso ha come scopo principale di riuscire a coniugare competenza e umanità.

Riporto una riflessione del prof. Gobio Casali (già direttore del reparto di pediatria del Carlo Poma):

Se noi pensiamo di essere qui per gli altri, anche la morte assume un altro significato: non appare più come un totale nostro annientamento come avviene quando si è creduto di vivere solo per se stessi.

Se pensiamo di vivere per gli altri, la morte diviene solo una trasformazione perché il bene che abbiamo fatto continua a vivere nelle persone con le quali siamo stati connessi, che abbiamo amato, aiutato, toccato, accudito, curato, educato, istruito.

Il dott. Luigi Croce, psichiatria, psicoterapia ed esperto di neuropsichiatria infantile e disabilità intellettive, coordinatore scientifico di ANFFAS Nazionale, scrive:

Chi non è capace di aspettare gli altri, in realtà non sa dove andare.

Domani, 4 ottobre, è la festività di San Francesco, ritornata a essere festa nazionale (cosa che auspicavo da anni).

Riporto una celebre frase di San Francesco:

Chi lavora con le mani è un operaio.

Chi lavora con le mani e la testa è un artigiano.

Chi lavora con le mani, la testa e il cuore è un artista.

A questo punto credo di poter affermare che il volontario sia veramente un artista.

Concludendo, voglio ringraziare tutti i volontari dell’AVULSS Mantovana: le persone che da tanti anni svolgono il loro servizio per l’AVULSS, che stanno collaborando gratuitamente per la buona riuscita di questo corso, e anche le persone che da poco tempo fanno parte della nostra associazione.

Vi auguro un buon lavoro, un buon percorso di formazione e, ancora una volta, grazie per aver scelto di esserci.

Lascio la parola alla relatrice di oggi, dr.ssa Paola Aleotti, che relazionerà sul primo argomento del corso, dal titolo:

Il ruolo odierno del volontariato: sul territorio e nelle istituzioni socio-sanitarie.

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